Gaia Conventi su NERO PER N9VE

Bookselfie con Gaia Conventi che parla di Nero per N9ve al Salone del libro di Torino.

Nonostante l’audio pessimo e la ripresa a dir poco discutibile, con Gaia non ci si annoia mai!

httpv://youtu.be/MyQrVhSYKZA

Diamante a Bassavilla

Danilo Arona e Serafina Carpari in Diamante durante la serata di presentazione di Nero per N9ve ad Alessandria, in compagnia di Angelo Marenzana ed Enzo Macrì. Bellissima serata!

httpv://youtu.be/d2bshKFgGhc

nero per n9ve

Nove storie di sangue e mistero dove la provincia italiana diviene al tempo stesso scenario e protagonista.
Nove città sotto i riflettori impietosi del male, ognuna con i suoi ambigui moventi, le sue inconfessabili fobie, le sue torbide passioni.
Nove penne intinte nel noir per tracciare una mappa al lato oscuro della quotidianità italiana.
Nove tappe per un viaggio inquietante, nel quale ogni città, alla fine, rivelerà la sua essenza più segreta.

L’Alessandria del ‘44 di Angelo Marenzana si mostra raffinata ed elegante, Bolzano svela il suo lato algido e spietato, grazie alla penna di Peter Disertori, a Bologna è preferibile essere killer piuttosto che razzisti, evidenzia Gianluca Morozzi.
A Ferrara, Gaia Conventi ci guida a scoprire come sul bene e sul male vinca l’ironia, la Mantova di fine Ottocento, tra paludi e fermento sociale, viene tratteggiata con grande accuratezza dal vice questore della città lombarda, Roberto Rossetti, e Ravenna è schizzata a tinte pulp da Luca Malaguti
Raffaele Serafini ci aiuta scoprire che Udine è come i friulani: ruvidi ma di buon cuore, la Verona di Gianpaolo Trevisi rivela anche nella tragedia il suo animo sognante, e la storia amara di Stefano Visonà ci conduce a Vicenza, specchio del Nordest, tra capannoni e studi di avvocati.

Deccio

Attraverso tre generazioni le vicende di un paesello della Lucchesia nell’arco di quasi un secolo, in un periodo che va dagli inizi del Novecento ai primi anni Ottanta. A raccontarle, è Enrico Linaria, pseudonimo di Enrico Pieruccini, deccino doc per quanto nato a Pitigliano, cresciuto a Livorno e residente da anni a Verona. Erano infatti deccini i genitori e i nonni dell’autore che da bambino e da ragazzo trascorreva a Deccio l’intera estate, le vacanze di Natale e quasi tutte le festività.

Le storie, divertenti, toccanti, a volte surreali, ruotano attorno al bar bottega dove nel novembre del 1956 fu installata la televisione giusto per vedere la puntata finale in cui Luigi Gaddini (contadino lucchese che sapeva tutto di Divina Commedia) vinse cinque milioni al quiz “Lascia o raddoppia?” condotto da un giovane Mike Bongiorno. Protagonisti delle storie sono uomini e donne con pochi soldi in tasca ma ricchissimi di humour, di umanità, di autenticità. Uomini e donne che nonostante mille diffcoltà riuscivano a essere felici ed erano orgogliosi di essere onesti. Per vivere coltivavano i terreni a terrazzamenti e tenevano puliti i boschi: questo dava loro da mangiare e salvaguardava l’assetto idro-geologico del territorio a vantaggio dell’intera collettività.

Tra fashback che ci riportano negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando parecchi deccini emigrarono soprattutto negli States (tre anni di lavoro in miniera e potevano tornarsene a Deccio, costruirsi una casa e mettere su famiglia) e ai tempi della seconda guerra mondiale, decine di storie di paesani davvero originali: da quello che le sparava grosse all’esperto coniatore di moccoli, da chi ce l’aveva con i “ragazzi piccini” a quello che amava il buon bicchiere di vino, dal ragazzetto vivace che fregava le pere al prete alle immancabili pettegole che a Deccio erano due (“gazzetta 1” e “gazzetta 2”) e lavoravano in coppia con risultati strepitosi diffcilmente eguagliabili dalla tivù voyeuristica dei giorni nostri.

E, ancora, il buon Pietro che davanti al camino raccontava (in stile “teatro di narrazione”) storie con una maestria degna di Marco Paolini e di Ascanio Celestini, pranzi da re preparati in quattro e quattr’otto con tempi da fast food e risultati da slow food, gli spettacolari “concerti” di un virtuoso dei peti, la coppia che – giunto un po’ di benessere – si avvelenò mangiando per anni tortellini asciutti a pranzo e a cena, cerimonie religiose che assumevano i toni delle commedie brillanti di Feydeau o di Barillet e trasformavano la chiesa in teatro, strane tecniche di pesca dell’anguilla con l’impiego di secchi e catini, movimentati e comici smascheramenti della Befana, scommesse su quanti tortelli avrebbe mangiato un gatto, due vegliardi che si contendevano una vedova, le carte e le bocce “parlate” contrapposte a quelle giocate (antitesi che anticipava quella tra calcio giocato e calcio parlato), il paesano che spaventò il vescovo con delle fucilate sparate per omaggiarlo e fare festa… insomma a Deccio non ci si annoiava mai.

«Cinquant’anni fa quando Deccio – dice l’autore – aveva sessanta abitanti, erano sessanta persone una diversa dall’altra. Oggi in una città di 250.000 abitanti si possono individuare cinque sei tipologie di persone. E all’interno di ogni tipologia le persone sembrano fatte in serie, con lo stampino».

Eppure, nonostante queste peculiarità umane, un’ambasciata molto criptica di Olindo alla cognata veniva capita al volo, senza problemi: “Se viene quel bischero, digli che a porta’ la legna a quei due bischeri ci pensa quell’altro bischero!”.
A Deccio dunque era anche facile comprendersi.

Nel libro anche il triste degrado conseguenza dell’abbandono dell’agricoltura di collina e gli effetti nefasti sull’idrogeologia del territorio. Purtroppo pochi chilometri sotto Deccio a causa una frana, nel novembre del 2000, muoiono cinque persone.
Ma nel 2011 si riaccende la speranza. Dopo quarantaquattro anni di sole morti, nasce Cristian e il numero degli abitanti di Deccio aumenta di uno. Per il paesello è un grande evento.

I Protagonisti (2014)

Artisti, aziende, politici, personaggi… La collana Excellence Book ha raccolto, nel corso di undici edizioni, quasi cinquecento biografie, in un gigantesco affresco di vita veronese.
Alcuni di questi protagonisti non sono più attivi, altri hanno progredito nella loro ricerca dell’eccellenza, altri ancora hanno cambiato scenari e prospettive. Di tutti rimane la testimonianza scritta, redatta nel modo più fedele possibile, nel caratteristico stile che vuole riportare, oltre che i fatti, anche il modo in cui sono narrati, proprio di ciascuna personalità.

«Quando iniziammo a muovere i primi passi in questa avventura editoriale – spiega Emanuele Delmiglio, autore ed editore della collana – la situazione socioeconomica era completamente diversa. Volendo leggere un messaggio corale tra tutte le interviste, notiamo come la crisi abbia costretto a una maggior aderenza alla realtà ma abbia anche fornito un impulso a creare e a innovare. Potremmo sintetizzare con uno slogan l’affresco dell’undicesimo volume: “Concretezza e creatività”».

Come ogni anno, la presentazione del libro diviene l’occasione per incontrare nuovi e vecchi protagonisti dell’eccellenza scaligera in un clima di rilassata condivisione, degustando le particolari produzioni gastronomiche descritte nelle pagine del volume.
Ed ecco i nomi dei trentatré protagonisti del volume 2014 divisi per capitoli:



Istituzioni e associazioni
Antonia Pavesi, Delegata alla Cultura del Comune di Verona
Federico Testa, Università di Verona
Don Renzo Zocca

Arte e dintorni
Mauro Ottolini, musicista jazz
Pino Dal Gal, fotografo
Rosa Businaro Felletti, presidente Club Arte Moderna Contemporanea
Andreapietro Anselmi, attore
Rino Merzari, pittore e scultore
Beppe Bifido, showman

Produzioni tipiche
Giorgio Castellani, Pralver
Andrea Montagna e Laura Zorzella, Pasticceria Delice
Stefano Posenato, Cantina Le Albare
Daniele Lorenzetti, pasticceria Lorenzetti
Attilio Lenotti, salumeria lenotti
Loris Bennati, Arte pastaia
Sonia Bertan ed Elisabetta Albano, Intort’ami
Oreste e Mauro Salaorni, Birrificio Mastino

Ospitalità
Giovanni Bertani, Villa Mosconi Bertani
Andrea e Marina Camarotto, Ristorante Santa Felicita
Galliano Pasetto, Ristorante Da Aldo
Attilio, Adriano e Marco Nicolis, Ristorante Baracca
Luca Gaiardelli, ristorante Ca’ Persiane
Michele Nordera, Pizzeria ristorante Al Maglio
Simone Adami, pizzeria ristorante Monte Molin

Storie d’Impresa
Dino Crivellari, Credit Managemente Bank Unicredit
Simone Vicentini, Vicentini S.p.A
Gianni Dalla Bernardina, Dalla Bernardina F.lli
Riccardo ed Enrico Ruffo, Costruzioni Ruffo
Marco Tommasoni, ABAeterno

Personaggi
Alberto Malesani
Marino Marangoni
Ferruccio Carnevale
Lelio Crivellaro

DiVersi e Diritti

È con gli occhi disincantati dei giovani di oggi che qui si vede il mondo; un mondo fatto di parole che trovano la propria raffigurazione nelle illustrazioni che corredano ciascun testo. Poesie scritte dagli adolescenti e interpretate in chiave grafico-pittorica da altri adolescenti, dove la parola evoca l’immagine, e viceversa, in un ciclo continuo che stimola la creatività e la fantasia e unisce la penna e la matita. E la valenza dell’espressività artistica qui è doppia: alla potenza evocatrice della poesia si unisce quella dell’immagine, che dà concretezza alla parola poetica. Tutte le illustrazioni, comprese quelle di copertina, sono opera di allieve e allievi del Nuovo Liceo Artistico “Nani-Boccioni”, per la gran parte frequentanti il biennio, illustratrici e illustratori in formazione, eppure già così sensibili nell’interpretare con la forza del segno le atmosfere cupe e tetre che emanano certi testi, e con la medesima intensità dimensioni più evanescenti e luminose. E anche quando il tratto non è del tutto sicuro la forza visiva dell’immagine coglie nei versi elementi significativi, che danno corpo alle parole, al mondo qui rappresentato, reale, corrotto e corrut-tibile, in cui intravediamo squarci di luce, speranze, bagliori.

Commedia seconda per li alieni umani

Cento canti che riguardano anche la situazione attuale del pianeta dal punto di vista umano, cioè corpo, mente, anima e spirito.
Con proiezioni verso un futuro compatibile con l’attuale e profonda crisi del pianeta Terra.
Con una presentazione-prefazione molto esplicativa su ciò che sta accadendo sul pianeta anche in sede umana-sociale.
A tutti coloro che si sono dilettati nella commedia, attratti dai miei primi vivaci cento canti e pertanto a tutti gli umani che mi vogliono bene. Hanno seguito, durante lo scorrere del tempo, con pazienza e perseveranza, il mio lungo e complesso iter nei vari e tipici momenti di elaborazione delle mie intuizioni, sensazioni e lampi di creatività, vissuti soprattutto in certi stati di coscienza modificata.
Un ringraziamento particolare a mia moglie, mirabile per la sua pazienza nel seguirmi lungo i percorsi della fantasia e della creatività, ai figli e nipoti e a tutte le persone amiche che mi hanno sopportato nei miei momenti di isolamento dal mondo esterno, per darmi il tempo di concentrarmi meglio lungo le ampie e diuturne visioni dell’inventiva e della realtà in tutti i suoi aspetti anche contradditori.
Un ricordo particolare e affettuoso anche per tutti coloro che, pur a me vicini, troppo aderenti alla realtà pratica di tutti i giorni, non hanno ancora iniziato e compreso il lungo viaggio verso la spiritualità autentica, per la fusione del Tutto in Uno e dell’Uno in Tutto.
Ricordiamo sempre questo pensiero di anonimo: “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Mi piacerebbe, miei amici cari
potervi rintracciar ancor di nuovo,
chè gli argomenti sono tanti e vari.

A dir la verità io mi ci provo
e tutti insieme affrettiam lo passo
tra visi amici che di già ritrovo

e altri rintracciati molto in basso
stanchi d’una vita troppo amara
perché più d’uno è rimasto lasso,

in una crisi d’amarezza rara,
in una crisi di continua frode,
ove qualcuno alla fin si spara.

E più nessun con l’alma che gli rode,
in mezzo al disastro delle genti
che non ce la fan più tra tante prove

e così piene di grane contingenti
da essere sul punto di scoppiare,
da essere tra i grandi sofferenti

nell’alma soprattutto da colmare
di nuove idee e progetti veri,
di tutto ciò che la fa salvare

da tutti quei momenti tristi e neri
nei quai da tempo è sempre più sommersa
trovando sol figuri rudi e alteri

che sentono la vita ben diversa
e specie nell’imbroglio ci san fare
scovando l’infelice in via traversa,

un ottantenne, lento in camminare
che con sé porta un povero borsello
con qualche soldo preso nel vagare

di strada in strada, quand’il tempo è bello.
La tecnica diciam dello sgambetto
E l’infelice cade non più snello.

(inizio della Presentazione)