Il collezionista di Arcani

Ventidue racconti, come ventidue sono gli Arcani Maggiori dei Tarocchi. 
Ventidue tappe di un viaggio lungo un anno, alla ricerca delle carte disperse di un leggendario mazzo disegnato agli inizi del Novecento da un anonimo pittore esoterico. 

Ventidue Arcani che si dice siano dotati di sovrumani poteri divinatori.

“Noi viviamo in bilico sull’abisso del futuro e giocarcelo è una maniera di esorcizzarlo… – scrive nella sua prefazione Luigi Scapini, autore degli schizzi e dei bozzetti che arricchiscono il volume – I tarocchi sono una splendida macchina per immaginare, ma ancor di più per poter sorvolare e osservare mondi segreti al di sopra delle nostre misere immaginazioni. Ma solo a patto di accettare l’azzardo di piombare in ogni momento nel nulla”.

Ogni autore ha creato una storia personale attorno al significato di un Arcano, dando vita alla tessera di un intrigante mosaico che solo alla fine svelerà il proprio enigmatico significato.
Gli autori provengono da tutta Italia.
Ecco i nomi: Danilo Arona, Maria Silvia Avanzato, Giuliana Borghesani, Cosma Brusco, Maurizio Cometto, Agostino Contò, Simona Cremonini, Luca Ducceschi, Enrico Gregori, Paolo Gulisano, Irene Incarico, Arnaldo Liberati, Luca Malaguti, Angelo Marenzana, Enrico Martini, Rossana Massa, Simone Morganti, Elena Paroli, Vittorio Rioda, Marta Tempra e Martina Trevisan.

Armonie imperfette

Quattro storie ambientate in epoche differenti,
unite dal filo invisibile della diversità
e dal passaggio di mano in mano di un prezioso violino…

Un’avventura che corre nel e con il tempo,
snodandosi lungo un percorso impervio
di esistenze vissute e sofferte
in nome della diversità.
Tradizione, costume, morale,
educazione, sessualità, etnia
sono i temi trattati in questo libro,
ricco di emozioni e toccante,
perché parla dei sentimenti sempiterni
che appartengono all’essere umano.

Scrive Rosanna Mutinelli nella prefazione: “Quattro vicende legate dalle note armoniche di un violino, che porterà su di sé tutti i segni del vissuto dei personaggi che animano gli episodi del romanzo e che infine troverà, anch’esso, una nuova inaspettata vita. Un tema coraggioso affrontato con umiltà, alla ricerca di un rapporto empatico con il disagio, che ha condotto gli autori a descrivere ciò che, ancora prima di conoscere, percepiscono.
Impareremo facilmente ad amare i protagonisti di queste storie, rideremo e piangeremo con loro, e seguiremo nel tempo questo violino che ci incanterà fino alla fine.
Che sarà poi solo un nuovo inizio..”

Questo libro, ricco anche di illustrazioni, rappresenta la straordinaria esperienza di un gruppo di giovani, studenti del Liceo Artistico di Verona, nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola Lavoro, finalizzato allo sviluppo delle competenze professionali, ideato e condotto da Emanuele Delmiglio (DGR n. 1954 del 22 novembre 2011). Ventiquattro gli autori, tra scrittori e illustratori, che si sono per la prima volta cimentati a raccontare e raccontarsi.

Nero veronese

“Per ogni balcone ornato di fiori e illuminato dal sole, c’è un vicolo buio e abitato dai topi. – recita l’introduzione a cura degli autori – Ogni città ha i suoi angoli oscuri, cela anfratti sottratti alla vista dei passanti dove si annidano il male o la colpa.
Verona non fa eccezione. Nella patria di Romeo e Giulietta esistono viottoli, contrade, anse del fiume che furono teatro di ben altri accadimenti”.

Gli autori, Nicola Ruffo e Chiara Begnini, hanno scavato negli archivi di Stato, tra le copie anastatiche di quando il giornale cittadino si chiamava “Arena”, senza l’articolo, e nei faldoni parrocchiali di luoghi sperduti. 
Non contenti, hanno vagato tra cimiteri della provincia e boschi della Lessinia e del Baldo, alla ricerca dei luoghi che sono stati teatro di delitti.

“Le ricerche fatte da Chiara Begnini e Nicola Ruffo – scrive Guariente Guarienti nella prefazione al libro – portano alla nostra conoscenza fatti ai più sconosciuti, alcuni di rilievo da cronaca locale ma altri di notevole interesse anche storico”.

Tra i quindici casi analizzati e raccontati con dovizia di particolari, ci sono storie eclatanti, come quella di Isolina, narrata da Dacia Maraini, o come l’assassinio di Carlotta Aschieri o di Guglielmina Straparava, la cui testa fu abbandonata nel Canale Camuzzoni. Ma vi sono anche crimini meno noti, spesso suggestivi, come il tentativo di avvelenamento di un parroco di Villafranca con acido solforico nel calice eucaristico, o scomparse intrise di malinconia, come la caduta dalla rupe della giovinetta Caterina Cavallari a Dolcé, che commosse persino Aleardo Aleardi.
Insomma, tante storie che dischiudono gli occhi del lettore davanti a una Verona d’altri tempi, attraverso il filtro del lato oscuro del comportamento umano.