Lacrime d’Inchiostro

Ancora non riusciamo a crederci. La notizia è stata così fulminea e devastante che la mente fatica ad accettare la realtà. A tutti noi amici di lunga data, sembra impossibile non trovarlo in redazione, seduto al suo mac strapieno col sorriso sornione di sempre o non pensarlo con gli sci ai piedi sulle amate piste di Brunico.

Invece, Giampiero Dalle Molle se n’è andato improvvisamente poco prima dell’alba del 20 aprile 2015, senza che ore di sala chirurgica e mani esperte abbiano potuto nulla per salvarlo.

Giampiero Dalle Molle era nato a Parma nel settembre del 1962 e dalla città emiliana aveva ereditato l’ironia sottile e l’amore per le cose belle della vita; il piacere per la buona cucina, prima di tutto. Ma non solo.

Fin dalle elementari, ha sempre letto almeno un quotidiano al giorno, iniziando da quello che portava a casa il padre. Inoltre, scriveva moltissimo. Per un periodo, da ragazzo, sì è dedicato ai racconti gialli, ma i risultati non l’avevano soddisfatto. La passione per la letteratura è cosa innata, ma l’ambiente familiare, con una madre insegnante di Lettere, ha certamente incoraggiato il giovane Giampiero.

E la scrittura è diventata la sua vita. Giornalista professionista, ha esordito come collaboratore e poi redattore non assunto specializzandosi nel settore economico e politico. La prima testata con cui ha collaborato è stata il Gazzettino, poi il Nuovo Veronese, Gente Money e la corrispondenza dal Veneto per il Secolo XIX di Genova.

Poi è arrivato Inchiostro.

La molla è stata la grande passione per i racconti, genere che in Italia, a suo parere, era sottostimato, al contrario di quel che avveniva nel mondo ispanico o anglosassone, assieme alla consapevolezza che c’erano scarse possibilità di far emergere i talenti letterari. Così nacque Inchiostro, una nuova vetrina per nuovi scrittori, la prima rivista per esordienti in Italia e, forse, in Europa.

Era il 1994 quando Giampiero decise di lasciare il Nuovo Veronese per la nuova avventura, giunta oggi al ventesimo anno d’attività.

Anche se fin dall’inizio la rivista ha avuto una dimensione, un respiro e una distribuzione nazionali, e in certi casi addirittura internazionali, la redazione è sempre stata ancorata alla realtà cittadina: dal 1995 al 2001 la sede di Il Riccio Editore è stata in via Manin, sopra la allora Standa, e da quattordici anni è in via Risorgimento, in Borgo Trento.

In un ventennio, Inchiostro è divenuta il punto di riferimento assoluto, a livello nazionale, per gli autori esordienti e gli scrittori “in erba”: ad oggi, alla redazione sono infatti giunti oltre ventiduemila manoscritti di narrativa e quasi ottomila poesie.

Alcuni di coloro che hanno utilizzato le pagine della rivista veronese come trampolino di lancio per farsi conoscere e uscire dall’anonimato sono poi divenuti scrittori di primo piano: Gianluca Morozzi, Guido Sgardoli e Silvana De Mari, ad esempio, hanno tutti esordito con Inchiostro.

Il segreto del successo della rivista fu forse la scelta di essere leggibili e utilizzabili da chiunque, lontani da un atteggiamento accademico con la puzza sotto il naso.

Costruire una credibilità e un consenso così ampio non è stato facile. Gli ingredienti fondamentali sono stati pazienza e costanza.

«All’inizio le case editrici a malapena ci rispondevano quando chiedevamo i loro libri da recensire, oggi la situazione si è ribaltata e riceviamo pacchi di libri. – raccontava Giampiero – Se poi non escono le recensioni, gli editori quasi si offendono. Adesso che abbiamo costruito una nostra identità, anche gli autori che pubblichiamo vengono tenuti in considerazione».

D’altro canto, la qualità delle opere pubblicate è stata continuamente monitorata. Gli scritti sono sempre stati selezionati con cura da un comitato di lettura composto da numerosi professionisti, ognuno dei quali compilava una scheda di valutazione. L’autore poteva chiamare e chiedere di leggere le schede senza alcun costo, sia che la sua storia venisse pubblicata o meno.

Inchiostro si è configurato nel tempo come un gradino intermedio tra autori ed editori, una palestra e al tempo stesso una vetrina per gli scrittori esordienti.

Fin dall’inizio, poi, accanto alla pubblicazione della rivista, Inchiostro ha dato vita a due attività altrettanto importanti per la crescita e il consolidamento del marchio su scala nazionale: la ricerca e selezione di manoscritti inediti da portare fino alla pubblicazione e l’organizzazione di corsi e laboratori di scrittura creativa.

Nel tempo, quindi, la palestra si trasformata in scuola. Accanto all’iniziativa editoriale, infatti, Giampiero Dalle Molle ha portato avanti un’intensa attività didattica, con centinaia di corsi di scrittura creativa, anche nella formula “vacanza/studio” in località turistiche rinomate con insegnanti professionisti di livello nazionale.

Recente è collaborazione con l’università di Verona che si è avvalsa della professionalità di Giampiero come formatore.

Non va dimenticata anche la veste di editore di qualità di Giampiero Dalle Molle, con pochi titoli attentamente selezionati pubblicati ogni anno, e il suo ruolo di promotore culturale. Nel 2006, infatti, creò e realizzò a Verona “Inchiostro, Fiera dei libri”, kermesse letteraria che si svolse per due anni consecutivi nel palazzo della Gran Guardia, con grande partecipazione di editori, ospiti e visitatori. Gli espositori furono entusiasti dell’affluenza di pubblico e le iniziative, come l’asta benefica di libri battuta da Carlo Lucarelli all’auditorium, furono molto apprezzate. 

«Se penso che, nel 1995, chi ci voleva più bene era disposto a concedere ad Inchiostro al massimo sei mesi di vita – spiegava Giampiero – il fatto di essere, dopo vent’anni, non soltanto vivi e vegeti, ma con numeri che crescono anno dopo anno, non può che gratificarci enormemente. Viviamo questo traguardo, però, soprattutto come uno sprone per guardare al futuro e continuare a crescere».

Parole che parlano di pronunciate solo qualche settimana fa, piene di entusiasmo, rivelatrici di progetti ambiziosi, e che oggi suonano dolorose.

Ma proprio il dispiacere, l’affetto per l’uomo e il rispetto per la sua creatura ci fanno dire che il sogno continuerà.

Ciao, Giampiero.

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

iTerritori anno 1 n.1

iTerritori è un nuovo mensile che vuole raccontare prodotti, attività e soprattutto persone dell’Est veronese.
Il primo numero, pubblicato agli inizi di aprile 2015 in 7000 copie, si occupa in particolare di San Martino Buon Albergo, punto d’inizio e focale del territorio.

iTerritori non si occupa di politica, ma solo di vita quotidiana, tipicità, storia e gente.

Per proporre un articolo o delle foto del territorio, inviare una mail a redazione@delmiglio.it
Il materiale sarà preso in esame e pubblicato su insindacabile giudizio della redazione.

Nasce un nuovo mensile dell’Est Veronese

iTerritori è un nuovo mensile che vuole raccontare prodotti, attività e soprattutto persone dell’Est veronese.
Il primo numero, pubblicato agli inizi di aprile 2015 in 7000 copie, si occupa in particolare di San Martino Buon Albergo, punto d’inizio e focale del territorio.

iTerritori non si occupa di politica, ma solo di vita quotidiana, tipicità, storia e gente.

Per proporre un articolo o delle foto del territorio, inviare una mail a redazione@delmiglio.it
Il materiale sarà preso in esame e pubblicato su insindacabile giudizio della redazione.

La strada della cattiveria

Esce per i tipi di Delmiglio Editore La cattiva strada, 18 racconti di crudeltà assortite, a cura di Gian Filippo Pizzo con Roberto Chiavini.

Anteprima il 2 maggio alle ore 17 a Bellaria, nell’ambito della manifestazione Italcon 2015

Una cavalcata in diciotto storie tra i generi letterari più vari, con un comune denominatore: la cattiveria, una caratteristica ormai presente nella vita di tutti i giorni, anche se spesso filtrata dai media: quella malvagità che vediamo negli attentati terroristici, nei delitti efferati, nelle liti sanguinose per banali motivi, nella criminalità dilagante, nell’integralismo razziale o religioso, nell’intemperanza verbale, nella finanza speculativa, persino nell’assurdità di certe leggi.

Una raccolta multigenere, con una metà dei racconti o poco più ispirata a fantascienza e horror, e l’altra mainstream, con un paio con sfumature decisamente noir.

«I racconti appartengono ai generi più vari, ma hanno una caratteristica comune. Sono “cattivi”, raccontano brutte storie, hanno personaggi infami, o una ambientazione crudele, sono imbevuti di perfidia: mostrano il lato oscuro». G. F. Pizzo, curatore dell’antologia.

 

Diciotto scrittori di rango si misurano con narrazioni inquetanti e provocatorie, in una raccolta che risulta un vero e liberatorio antidoto al buonismo imperante.

Tra questi, veri e propri autori di culto, come Dario Tonani, le cui opere sono state riconosciute in Giappone tra le 10 migliori del fantastico mondiale, Danilo Arona, maestro del genere horror e gotico, e poi Vittorio Catani, Franco Ricciardiello, Francesco Grasso e Claudio Asciuti, tra i maggiori esponenti della fantascienza nostrana e vincitori del premio Urania. 

«Cosa fa più paura oggi? La cattiveria, quella profonda, viscerale, insensata. Ci arriva dalla cronaca e la letteratura la trasforma in un bolo oscuro che fa paura. 18 autori, 18 sguardi diversi sull’umana perfidia. Non ne uscirete indenni»Danilo Arona

Le tematiche affrontate sono le più disparate, da una storia di pedofilia trasformata in passione amorosa all’equivoco di un personaggio scambiato per un pervertito, a una dolce fanciulla che in realtà è tutt’altro. E poi: un soldato abbandonato al suo destino, un genitore che grazie alla tecnologia si vendica post mortem del figlio indegno, una ronda padana che agisce ben al di sopra dei suoi compiti, un condominio nel quale nessuno vorrebbe vivere. Eccetera. Trame che spesso capovolgono il punto di vista grazie all’abilità degli autori nel proporre la loro visione – chi puntando sull’idea di base, chi sulla situazione o lo svolgimento della vicenda, chi semplicemente con l’uso di un linguaggio ad hoc – che caratterizza il senso di questi racconti.

«Arthur Schopenhauer diceva “È la cattiveria il collante che tiene insieme gli uomini. Chi non ne ha abbastanza si distacca”. Dall’alto della sua ironia, Woody Allen gli fece eco sostenendo che “Il mondo è diviso in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio di giorno”. Un cupo filosofo e un inguaribile disfattista, due pessimisti agli antipodi uniti dal fascino del lato più in ombra dell’animo umano… Dall’Alito agli Zombie, il cattivo è sempre sulla (o nella) bocca di tutti. La bontà costa cara. Pazienza. Impegno. Coraggio. Perseveranza. La cattiveria no. Nulla! È gratis. Vale quello che riesce a produrre: che sia un bel gruzzolo o una montagna di sensi di colpa». Dario Tonani

Gli psicologi ci insegnano che leggere o vedere opere basate sulla suspence e sul terrore ha una funzione liberatoria nei confronti della nostra psiche, ci permette di esorcizzare il lato oscuro presente in ognuno di noi. E allora, buona catarsi a tutti!

Racconti ed autori:

Mi basta il mirto!  di Giulia Abbate

Una parola per tutti  di Michele Piccolino

Di padre in figlio di Bruno Vitiello

La sottile arte della ristrutturazione  di Claudio Asciuti

Fanny Osbourne e il mistero di Edward Hidden  di Danilo Arona

Sguardi di Andrea Angiolino

Adattabilità di Vincenzo Bosica

Te lo ricordi Mario? di Piero Cavallotti

Sballo di Dario Tonani

Progetto ronda di Gianluca Mercadante

Effetto tunnel di Francesco Grasso

La paghetta di Paolo Alberti

Brocco ha un amico di Italo Bonera

Cieli strappati di Vittorio Catani

Mille colline di Franco Ricciardiello

Il sondaggio di Marco Passarello

Viola di Gian Filippo Pizzo

Liberi tutti d Oskar Felix Drago

 

Info: redazione@delmiglio.it

La cattiva strada

Una cavalcata in diciotto storie tra i generi letterari più vari, con un comune denominatore: la cattiveria.

Diciotto scrittori di rango si misurano con narrazioni inquetanti e provocatorie, in una raccolta che risulta un vero e liberatorio antidoto al buonismo imperante.

«Molti dei racconti hanno una caratteristica comune. Sono “cattivi”, raccontano brutte storie, hanno personaggi infami, o una ambientazione crudele, sono imbevuti di perfidia: mostrano il lato oscuro». G. F. Pizzo

«Cosa fa più paura oggi? La cattiveria, quella profonda, viscerale, insensata. Ci arriva dalla cronaca e la letteratura la trasforma in un bolo oscuro che fa paura. 18 autori, 18 sguardi diversi sull’umana perfidia. Non ne uscirete indenni»Danilo Arona